Operaio insultato dai colleghi perché gay
Azienda condannata per mobbing omofobo

Storica sentenza della Corte d'Appello di Venezia: l'impresa condannata a risarcire con oltre 20 mila euro un operaio padovano preso di mira dai colleghi perché gay. "Il datore di lavoro non poteva non sapere" hanno stabilito i giudici

    PADOVA. Sarà risarcito dalla ditta metalmeccanica in cui lavorava per mobbing subito sul lavoro. Una persecuzione di matrice omofoba, dovuta all'omosessualità del proprio dipendente. E' una sentenza rivoluzionaria quella emessa dalla corte d'appello di Venezia, che ha condannato un'azienda di Malcontenta, nel Veneziano, a risarcire con 26.973 euro Emanuele Naruti, 42enne padovano. "Mi vessavano e mi dicevano: anche se lo racconti non ti crederà mai nessuno. Ora, sei anni dopo, qualcuno mi ha creduto" racconta emozionato l'operaio.

    Naruti, assistito dall'avvocato Maria Pia Rizzo, ha subito vessazioni continue dal 2000 al 2003, quando ha cambiato lavoro. Dopo un percorso non facile ha deciso nel 2005 di fare causa civile per mobbing all'azienda in cui lavorava: i termini per una causa penale erano ormai scaduti. "C'era un gruppo di 6-7 persone che mi ha preso di mira per tre anni riferendosi alla mia omosessualità, che io non sbandiero ma neppure nego - racconta l'uomo - Andavo al lavoro con angoscia: non potevo mangiare in mensa, perché facevano allusioni e battute pesanti di tutti i tipi, con riferimenti continui ad escrementi e altro. A fine giornata, dopo aver avvolto motori per ore, non potevo andare in doccia con gli altri".

    "In Italia non c'è una legge sul mobbing, e quindi anche i pronunciamenti come questo fanno giurisprudenza. Si tratta del primo caso nel Paese dove si riconosce questo tipo di mobbing con motivazione omofobica" ricorda l'avvocato Rizzo.

    Ache Alessandro Zan, assessore all'Ambiente e presidente di Arcigay Veneto, esulta. "Si tratta di una sentenza storica, rivoluzionaria: una ditta condannata per aver discriminato un suo lavoratore in quanto omosessuale. Ora lanciamo un appello: chi è in condizioni del genere non abbia paura ma denunci tutto: vincere si può"
    19 giugno 2011

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