Condannato lo specializzando

Intubata male, morì paziente padovana: assolto il cardiochirurgo

    di Cristina Genesin  Assolto il cardiochirurgo; condannato l'anestesista, all'epoca dei fatti soltanto uno specializzando. La sentenza emessa ieri dal giudice Claudio Marassi mette la parola fine alla vicenda giudiziaria sulla morte di Tatiana Vitacchio Abrahamsohn, 70 anni, spirata otto giorni dopo un complesso intervento al cuore tecnicamente riuscito.  Sono stati inflitti sei mesi di reclusione per omicidio colposo al dottor Giampiero Gallo, 36 anni di Vicenza: il medico è stato ritenuto responsabile di aver reintubato la paziente per fronteggiare alcuni problemi respiratori, inserendo il tubo in esofago anziché in trachea. Concessa la sospensione condizionale della pena e le attenuanti generiche. Per lo stesso reato è stato assolto Giulio Rizzoli, 65 anni di Padova, perché «il fatto non sussiste», mentre entrambi gli imputati sono stati assolti (il fatto non costituisce reato, secondo il giudice) per i comportamenti precedenti di cui erano stati chiamati a rispondere, ovvero l'intempestiva e non corretta (prima) estubazione della donna. Il dottor Rizzoli era difeso dai penalisti Piero Longo e Anna Desiderio; il collega Gallo era assistito dall'avvocato Lorenzo Locatelli.  I familiari della paziente - il marito Roberto, noto cardiologo di Abano, e i figli Debora e Daniele, pure medico - avevano revocato la costituzione di parte civile in quanto già risarciti. La sentenza conferma la richiesta di condanna del pubblico ministero Roberto D'Angelo per l'anestesista, mentre per il cardiochirurgo il magistrato aveva reclamato 9 mesi.  Era stata la famiglia Abrahamsohn a presentare un esposto in procura: volevano capire perché Tatiana fosse morta. E perché la notte successiva all'intervento era stata estubata, operazione che aveva innescato una gravissima crisi respiratoria dalle conseguenze mortali. Tatiana Vitacchio entra in coma la notte del 22 luglio 2008 nella Terapia intensiva del centro cardiochirurgico «Gallucci»: quel giorno ha subito un intervento, durato otto ore, per una tromboendoarteriectomia alla carotide e per l'inserimento di un doppio by-pass aorto-coronarico. Intorno alle 23,30 le sue condizioni sembrano buone, così si decide di «svezzarla» dal tubo. Ma una ventina di minuti più tardi respira a fatica. È allora che interviene Gallo, provvedendo alla manovra di reintubazione. Solo più tardi ci si accorge dell'errato posizionamento, con l'ausilio di un laringoscopio. «Perché c'ero io quello sera? - aveva dichiarato Gallo in aula rivolto al pm - Deve chiederlo ai vertici ospedalieri». Gallo, infatti, era uno specializzando come tanti altri «medici in formazione» che l'11 luglio 2008, pochi giorni prima del tragico incidente, avevano inviato una lettera ai vertici dell'Azienda ospedaliera per denunciare il carico di responsabilità sporporzionate rispetto alla loro preparazione ed esperienza. Una lettera che ha convinto il pm D'Angelo ad aprire una inchiesta sull'impiego degli specializzandi nei servizi di guardia.
    21 aprile 2011
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