Edoardo Vianello si racconta a Venezia: formidabili quei miei anni

«Cantavo la spensieratezza dei giovani, i critici mi snobbavano, poi Abbronzatissima superò i 7 milioni di dischi... »

    di Michele Bugliari  VENEZIA. Edoardo Vianello, il re dei tormentoni estivi anni '60, ha venduto qualcosa come 50 milioni di dischi in tutto il mondo con brani come Abbronzatissima, I watussi, La partita di pallone, Guarda come dondolo, Pinne, fucile ed occhiali. Nei giorni scorsi il cantautore romano, 72 anni, ha raccontato i suoi anni ruggenti in un incontro a Palazzo Ducale. L'abbiamo intervistato.  Come sono stati i suoi anni Sessanta?  «Credo di aver vissuto forse il momento più bello della musica italiana. Si veniva dal torpore della musica melodica e con Domenico Modugno è cambiata un'epoca, è iniziata la stagione dei cantautori».  Lei ha rielaborato in chiave personale i modelli americani rendendo protagonisti, per la prima volta, i giovani con la loro spensieratezza.  «Per me, fare la musica significava divertirmi e fare divertire gli altri, non ero interessato a lanciare dei messaggi come altri. Quindi, cercavo sempre degli argomenti che fossero leggeri, spiritosi. Poi ho capito che questo genere piaceva e ho insistito. Inconsapevolmente ho creato un mio genere personale».  Un genere che ha fatto storia...  «Vedo che più passa il tempo e più questa musica viene apprezzata, mentre all'inizio le mie canzoni, nonostante il loro successo, erano un po' snobbate da critica e colleghi».  Un arrangiatore di eccezione, Ennio Morricone, con lei sperimentò soluzioni innovative come il suono dell'acqua su Pinne, fucile ed occhiali.  «Ho avuto la fortuna di lavorare con Morricone il quale, a sua volta, si è divertito con le mie canzoni perché erano fuori dai normali canoni e questo ha stimolato il suo genio».  Gli anni '60 passeranno alla storia anche per il numero di dischi che si acquistavano. Abbronzatissima, ad esempio, ha venduto 7.300.000 copie...  «In una statistica che mi ha consegnato la Siae, Abbronzatissima è compresa tra le 10 canzoni più ascoltate dagli italiani all'estero nell'ultimo decennio. Cosa che io nemmeno immaginavo ma che costituisce un grande motivo d'orgoglio».  Lei ha scritto queste canzoni ponendosi l'obiettivo di realizzare dei tormentoni estivi?  «No, pensavo di scrivere delle canzoni divertenti e non mi sarei mai aspettato che sarebbero diventate dei punti fermi. Forse è stata proprio questa incoscienza che mi ha permesso di scrivere quei brani. Viceversa, avrei finito per comporre cose completamente diverse».  Queste canzoni hanno sfondato anche grazie al grande cinema.  «Ho avuto la fortuna che alcune siano finite in film considerati pietre miliari. Oggi, non so cosa si farebbe per avere un pezzo in una pellicola, invece, allora fu una cosa naturale, spontanea. Io, su "Ieri, oggi e domani" di Vittorio De Sica ho avuto un grande onore: Sophia Loren ha cantato La partita di pallone. Grande».
    01 novembre 2010
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