Disposto a sparire a due condizioni

Disposto a sparire a due condizioni

    di Gianni Biasetto ABANO. La comunità di Monterosso, compatta e incredula, fa quadrato attorno al parroco don Sante Sguotti. Le voci sul conto del giovane sacerdote, che hanno spinto nei giorni scorsi il vescovo Antonio Mattiazzo alla decisione di invitarlo a rassegnare le dimissioni da parroco, trovano vasta eco in questi giorni in cui tutto il paese è impegnato nella sagra del santo patrono Bartolomeo, diventata famosa per i «bigoli ruspiosi alla contadina». I parrocchiani, tranne un’esigua minoranza, sembrano disposti a perdonare al prete, che ricopre pure la carica di assistente spirituale dell’associazione «Welcome Assistenza Prostitute» di via Della Biscia, anche la più grave delle manchevolezze. N’è dimostrazione il fatto che alla notizia della sua partenza in soli due giorni, contro la volontà di don Sante, hanno raccolto 800 firme a sostegno del suo operato.

    «I parrocchiani di Monterosso sono circa 780, deve aver firmato anche qualcuno delle parrocchie vicine. La Curia è infastidita ormai più dalle firme che dal diavolo», fa notare don Sante. Il prete per assecondare il volere del vescovo e rassegnare il mandato ad otto anni dal suo ingresso a Monterosso pone due condizioni. La prima che la Curia conceda di mettere al riparo dai tentativi di vendita un terreno di proprietà della parrocchia, sottraendola alla speculazione edilizia. La seconda che monsignor Mattiazzo convinca almeno 40 parrocchiani dai dodici anni in su a chiedere il suo trasferimento. «Si tratta del 5% dei fedeli della parrocchia. Chiedo troppo? Si deve passare sopra la testa dei fedeli ignorandoli completamente?», si domanda don Sante. Per quanto concerne il terreno edificabile (1200 mq oggi coltivati a vigneto) don Sante teme sia in atto una trattativa tra la Curia ed un privato che non tenga conto di quella che è la volontà di chi amministra la parrocchia.

    «Si tratta di un ricco professionista di Montegrotto che da diversi anni ha puntato gli occhi su quell’appezzamento ed è talmente determinato che non disdegna di ricorrere a mezzi alquanto discutibili», afferma don Sante. L’Assemblea parrocchiale, il Consiglio pastorale e il Consiglio per gli affari economici si sono più volte espressi contro la vendita del terreno e chiedono con fermezza che sia utilizzato per esigenze della parrocchia o per strutture pubbliche. «Purtroppo c’è una linea molto breve e ben delineata di parentela e amicizia che lega il professionista all’Economo diocesano, nonché direttore dell’Ufficio amministrativo della diocesi. Di fronte alla mia tenace resistenza a minacce e lusinghe il professionista che vanta amicizie altolocate nel clero, non esitò qualche mese fa a preannunciarmi un mio imminente trasferimento facendomi intuire che sarebbe ricorso a insinuazioni sui miei comportamenti. La Curia mi chiede di essere un bravo burocrate, di fregarmene della fine che farà il terreno e di lasciare il problema al mio successore. Dice ancora di essere essa stessa garante del fatto che non ci sarà speculazione edilizia. Ma come può la Curia essere garante del terreno dell’ultima parrocchia della diocesi se ha fatto speculazione edilizia anche su un simbolo religioso come il Seminario Minore di Tencarola?».

    Cederà monsignor Mattiazzo alle richieste del parroco che sono espressione dei fedeli di Monterosso? Don Sante, intanto, vuole concludere in bellezza la sagra attorniato quest’anno da oltre 200 volontari, una ventina in più dello scorso anno. Sagra che non ha in programma solo bigoli, costicine, musica e ballo, ma anche momenti religiosi come la celebrazione della messa solenne prevista per le 18 di domani sera.
    23 agosto 2007

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